1) Ciao Gianluca grazie per essere qui con tutta la Tribe Kalemana, oggi parleremo di minimalismo e chi meglio di te può offrirci una panoramica. Molti pensano che il minimalismo significhi fare una vita di rinunce e privazioni. Quindi come prima cosa ti chiederei: cosa vuol dire minimalismo e come lo spiegheresti a chi ha questi timori?
“Il minimalismo non dev’essere vissuto come una punizione o una rinuncia, ma come una liberazione.
Al giorno d’oggi siamo sovraccarichi di messaggi di ogni tipo, provenienti da ogni parte, che ci dicono tutti la stessa cosa: non sei abbastanza perché non hai abbastanza.
Soldi, amicizie, successo, bellezza, forma fisica, followers, oggetti. E noi viviamo inseguendo affannosamente questa abbondanza che intanto ci toglie tanta vita.
Il minimalismo non implica privarsi di tutto, ma di fare spazio a ciò che conta davvero. Ci apre gli occhi: non hai bisogno di qualcosa di più, ma di qualcosa di meno. Ricerca quel poco che significa tutto e così il meno diventerà più: più semplicità, più spazio, più serenità. Ma anche più godimento: come fai ad apprezzare ciò che hai, se hai troppo?
Eliminare il superfluo è un passo successivo, il primo è riconoscere, coltivare e proteggere l’essenziale”.
2) Se dovessi individuare 3 step da consigliare a chi parte da zero e vuole approcciarsi per la prima volta al minimalismo quali sarebbero?
“1. Fai ordine non solo nello spazio intorno a te, ma anche nella tua mente.
Si inizia con mobili e cassetti, si fa un decluttering di vestiti e cose, ma poi ci si guarda dentro e si procede allo stesso modo anche a livello emotivo e mentale. Hai davvero bisogno di tutti questi pensieri? Tutte queste responsabilità? Tutte queste opinioni su tutte queste cose? La ricerca dell’essenziale non conosce limiti. Vale per gli oggetti, ma anche per le frequentazioni, i contenuti che consumiamo, le abitudini che sviluppiamo.
2. Prova ad aggiustare e dare una nuova vita a ciò che già c’è
I giapponesi hanno un termine, “mitate”, che indica questo: ogni cosa ha molteplici scopi e funzioni. Significa, ad esempio, che se una tazza si crepa non deve per forza essere buttata: potrebbe diventare un portapenne, o un vaso per una piantina. Lo stesso vale per tutto ciò che esiste. Oggetti, relazioni, situazioni, pensieri, stati d’animo: nulla è inutile, ma nulla è eterno. Tutto evolve, e penso che ci sia un qualcosa di meravigliosamente ribelle nell’arte di aggiustare invece di sostituire.
3. Impara a dire di no
Non si tratta solo di cose, ma anche di impegni, distrazioni, pensieri inutili. Abbiamo questa tendenza a credere che nell’abbondanza ci sia la felicità (che confondiamo con il piacere). Quindi diciamo di sì a tutto, sempre, perché siamo schiacciati dalla paura di perderci qualcosa. In realtà, è proprio attraverso i “no” che coltiviamo l’essenziale”.
3) Il minimalismo, nella sua essenza, significa liberarsi dal superfluo per lasciare spazio al necessario. Ma come si fa a scegliere quali sono le cose davvero importanti nella nostra vita, quelle da “salvare”?
“Nessuno terrebbe in casa un fiammifero usato, perché si tratterebbe di un oggetto che ha fatto il suo corso, ha realizzato ed esaurito il suo valore. Penso che sia importante considerare tutto in quest’ottica: questo elemento che stiamo analizzando e non sappiamo se tenere o lasciare andare, ha ancora qualcosa da darci? Se no, si può trasformare in qualcos’altro? Se no, lo teniamo solo per abitudine? Se sì, ci sta dando più o meno di quello che ci sta togliendo?”.
4) Esiste una relazione tra minimalismo e qualità della vita in termini di riduzione dello stress e aumento del benessere generale. Ciò che ti chiedo è: in base alla tua esperienza in che modo essere minimalisti ti ha aiutato a migliorare la tua vita e a diventare profondamente più sereno?
“Crediamo che il superfluo sia innocuo, per questo continuiamo ad accumulare. In realtà tutto ciò che facciamo entrare nella nostra vita la appesantisce. Tutto quanto. Un nuovo oggetto in casa, un nuovo impegno sul calendario, un nuovo contatto sul cellulare. Va benissimo esplorare, siamo tutti viaggiatori e viaggiatrici della vita prima ancora del mondo, ma dobbiamo riconoscere che la vita non ci dà nulla senza toglierci qualcos’altro. Non ce ne rendiamo conto perché spesso si tratta di un costo poco tangibile e misurabile: tempo ed energie mentali.
Essere minimalista mi ha aiutato a capire che aprire la porta della mia vita privata a qualcosa o qualcuno dev’essere un atto di consapevolezza e grande attenzione. Non voglio, e non posso permettermi, troppo caos a livello materiale, professionale e relazionale. Voglio una vita semplice ed essenziale, perché così non perdo di vista ciò che conta davvero. E solo così posso prendermene cura”.
5) È noto che Gandhi possedesse pochissimi oggetti. Tra gli oggetti personali noti vi erano i suoi iconici occhiali rotondi, un bastone da passeggio, un orologio da tasca e poche altre cose. Se ti va di raccontarcelo mi piacerebbe sapere quali sono gli oggetti che oggi Gianluca ritiene essenziali, quelli a cui non potrebbe rinunciare?
“Il mio ebook reader per leggere.
Un taccuino e una penna.
Il computer per scrivere.
Le cuffie con il cavo per ascoltare la musica in hi-fi”.
6) Ci sono letture, film o risorse che consiglieresti a chi vuole esplorare di più il minimalismo o che a te hanno dato un punto di vista interessante su questo approccio?
“Tra i libri:
“Goodbye Things”, di Fumio Sasaki. Consigliato a chiunque voglia comprendere il minimalismo dal punto di vista giapponese (più autentico e profondo rispetto a quello americano)
“Solo cose belle”, della mia amica Irina Potinga. È una guida molto pratica e utile su come fare del decluttering uno stile di vita.
“Simply Apple”, di Ken Segall. Adatto a chi vuole portare il minimalismo all’interno nella ricerca del proprio successo personale. È un libro di tipo “business”, ma solo in apparenza. In realtà è la testimonianza, raccontata da chi c’era, dell’ossessione per il minimalismo e la semplicità di Steve Jobs. L’autore è colui che ha ideato la famosa “i” che precede il nome di tutti i prodotti Apple.
Consiglio anche un film, il mio preferito: “Perfect Days” di Wim Wenders. Dimostra che il minimalismo non è una questione di quante cose hai (il protagonista ha un sacco di libri e cassette musicali), ma di quanto sono realmente importanti per te”.
7) In conclusione: se potessi lasciare un solo messaggio a chi leggerà questa newsletter e si sente intrappolato nella frenesia della vita, quale sarebbe?
“Non sforzatevi di rallentare: vi fermerete per un attimo, poi ripartirete con l’ansia di essere rimasti indietro. Non provate nemmeno a costringervi a rilassarvi, vi farà solo innervosire di più.
Provata a rendere la vostra vita più semplice. Nella semplicità c’è l’essenziale, e quindi c’è tutto ciò che conta. Così facendo, tutto il resto verrà da sé. E non abbiate paura: ciò che perderete lungo la strada è esattamente ciò che dovevate lasciare andare per vivere meglio”.

