1. Ciao Mike innanzitutto grazie per essere qui. Vorrei iniziare questa intervista partendo proprio dal principio: quale è stato il tuo primo vero incontro con il “mondo” del respiro?
“Il mio vero grande approccio alle tecniche di respirazione arriva grazie allo yoga e all’apnea, nel senso che iniziai a fare del pranayama attraverso un insegnante di yoga.
Presi questa decisione in quanto rimasi folgorato da quello che faceva uno dei miei mentori, cioè l’apneista Jacques Maiol (con cui passai diverso tempo) e rimasi affascinato proprio da questi esercizi di pranayama.
Spinto da questo spirito di emulazione, iniziai ad approcciare anche io alle tecniche di pranayama, le quali poi mi hanno portato al mio percorso apnistico e ad evolvere col tempo”.
2. Una domanda un po’ più tecnica per condividere delle informazioni utili ai nostri lettori: cosa succede al nostro corpo e alla nostra mente quando iniziamo a respirare davvero in modo consapevole? Ci sono benefici percepibili fin da subito?
“Nel momento in cui noi portiamo l’attenzione al nostro respiro, gli effetti immediati (spoiler: che proveremo subito anche a Kalemana) sono una riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, un cambiamento di stato emotivo, normalmente con un’induzione neuropsicogena del rilassamento, un aumento del focusing, quindi della nostra capacità di concentrazione e una diminuzione di quello che è il linguaggio dei nostri pensieri, quindi del nostro self-talk”.
3. Alleni atleti olimpici, ma parli anche a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo cercando un modo per essere più consapevole del proprio respiro. In base alla tua esperienza, qual è l’errore più comune che facciamo senza rendercene conto?
L’errore più comune è proprio quello di non portare mai attenzione al nostro respiro, nel senso che spesso le persone non sono consapevoli di come respirano o rimangono in apnea, e questo è l’errore più classico, più comune.
Nel momento in cui tu inverti quella che è la piramide del benessere, quindi parti dal tuo respiro e accresci la consapevolezza su questo gesto, allora percepisci subito un miglioramento nell’adattamento alle situazioni di vita.
Cambi a tutti gli effetti l’armonia della tua testa, perché induci una modificazione di tratto della corteccia prefrontale e hai un miglioramento della qualità della tua vita, non solo in termini psichici, ma anche fisici”.
4. Oggi viviamo vite sempre più veloci, frenetiche, iperconnesse. Perché secondo te proprio ora abbiamo bisogno di tornare a qualcosa di così essenziale e semplice come il respiro?
“Diciamo che nel mondo occidentale più che tornare al respiro c’è proprio bisogno di scoprire il respiro, nel senso che dal punto di vista della cultura medica il respiro è stato sempre ampiamente bistrattato.
Devo dire che solo dal Covid e dopo il Covid il mondo medico occidentale ha scoperto questo argomento e anche la sensibilità delle persone è migliorata, abbiamo iniziato a comprendere quanto abbiamo necessità di orientalizzarci un pochino all’interno del mondo occidentale per riscoprire, o meglio per scoprire, come respiro e mente siano il fulcro vitale della nostra esistenza.
Perché altrimenti la situazione stressogena di natura cronica che stiamo vivendo porta all’autodistruzione, quantomeno del mondo occidentale. Ecco che allora si sta capendo come il respiro possa aiutarci a migliorare la qualità della vita non solo percepita ma anche vissuta”.
5. Uno dei principi che condividi e che più mi affascina è quello secondo cui il respiro è una chiave per gestire emozioni, stress, energia. Quale tecnica consiglieresti a chi vuole ricentrarsi ogni giorno, anche solo per qualche minuto?
“La cosa più semplice è un po’ quello che dice anche oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità, cioè che il respiro rappresenta la nostra assicurazione sulla vita.
Di questo ne parlerò anche a Kalemana insieme alla gestione dello stress e HRV, cioè questo indice medico che monitora il nostro stato di stress attraverso il respiro. Il mio suggerimento è quello di ritagliarsi almeno due o tre momenti, di due o tre minuti l’uno in cui focalizzare l’attenzione sul respiro.
Questa a mio avviso è la chiave principale che, se alleniamo tutti i giorni con una determinata costanza, ci induce a una modificazione neurosensoriale, per cui noi stiamo meglio tutti i giorni e ce la ritroviamo acquisita nella nostra quotidianità senza quasi rendercene conto”.
6. C’è stato un momento o un’esperienza forte, nella tua vita, in cui il respiro ha fatto davvero la differenza?
“Sono due i momenti che hanno toccato profondamente la mia esistenza.
Il primo nel lontano 2005 quando morì il mio assistente di gare, l’amico Filippo, che morì in mare facendo apnea, e il secondo la più recente scomparsa di mio papà a seguito di una malattia neurodegenerativa.
Ecco, questi due momenti sicuramente sono i momenti più importanti della mia vita personale, in quanto vent’anni fa ho scoperto il potere del respiro al di fuori dell’ambito della performance sportiva e quindi dell’apnea, mentre negli ultimi anni ho consolidato quanto il respiro dal punto di vista medico sia l’elemento fondamentale per la gestione dell’ansia, per la gestione dell’insonnia, per la gestione delle problematiche gastrointestinali, ma soprattutto per la gestione di tutte quelle situazioni stressogene che ci accompagnano nella vita.
Quindi ho realizzato ancora di più che nella vita, con i suoi alti e bassi, il respiro può essere un ausilio e anche rimedio importantissimo”.
7. Sarai con noi anche alla prossima edizione di Kalemana Festival, puoi dare qualche piccolo spoiler ai nostri lettori su ciò che faremo insieme?
“A Kalemana Festival desidero condividere un po’ di scienza, del respiro, capire come le basi logiche millenarie siano estremamente attuali, sorrideremo del fatto che oggi la medicina attuale scopre cose che si sanno già da millenni e porterò l’attenzione su come oggi alcuni esercizi siano fondamentali nella gestione dello stress, nella prevenzione delle malattie neurodegenerative e addirittura come indice primo di longevità.
Ecco, questi sono i tre elementi in chiave pratica che andremo a toccare assieme”.

