1. Ciao Lucrezia è un piacere averti in questa nuova edizione di Tribe by Kalemana. Oggi parleremo di cerimonia del cacao, l’attività che porterai al Kalemana 2025.
Direi di iniziare partendo dalla tua esperienza: come hai incontrato questo tipo di cerimonia per la prima volta?
“Ciao, immensamente grata per questo spazio,sono felice di far parte di Tribe.
La mia prima cerimonia del cacao l’ho vissuta a Bali, in un momento in cui sentivo il bisogno di vedere più chiaro dentro di me. Non tanto per decidere qualcosa, ma per riconoscere ciò che già si stava muovendo dentro.
Durante la cerimonia ho sentito il cuore aprirsi, i pensieri calmarsi, e una sensazione di profonda connessione, come se qualcosa dentro di me si fosse finalmente messo in ascolto, le lacrime hanno iniziato a scendere come per pulire e portare via qualcosa che mi appesantiva.
Poche ore dopo, la vita ha cominciato a rispondere. Ho ricevuto segnali, incontri, parole, sincronicità che parlavano esattamente a quella parte che si era appena aperta.
Il cacao non mi ha dato una risposta diretta, ma ha creato lo spazio perché quella risposta potesse arrivare. Ed è così che ho capito la sua medicina: non forza, non spinge, ma accompagna, sussurra, rivela”.
2. Per i nostri lettori che ne sanno di meno a riguardo: cosa differenzia una cerimonia del cacao da una semplice meditazione o da un rituale di gruppo?
“Una cerimonia del cacao è un’esperienza che unisce corpo, mente e spirito attraverso l’uso di una pianta sacra: il cacao, nella sua forma pura e ancestrale.
A differenza di una semplice meditazione, c’è una componente sensoriale: il cacao si beve con intenzione e apertura, e ha effetti reali sul corpo, sul cuore e sulla presenza.
Rispetto a un rituale di gruppo più generico, la cerimonia del cacao ha una direzione ben precisa: aprire il cuore. Il cacao è chiamato “medicina del cuore” perché favorisce connessione, intuizione, vulnerabilità, chiarezza e creatività.
Una cerimonia del cacao non è solo un rituale.
È un incontro con una pianta maestra, con un’energia antica che apre dolcemente le porte del cuore.
Diversamente da una semplice meditazione, qui c’è un ingrediente vivo: il cacao, nella sua forma più pura, che scalda il corpo, scioglie le difese e invita alla presenza.
Il tempo rallenta, le emozioni si fanno vere e la voce interiore inizia a farsi sentire.
Si utilizza cacao cerimoniale: una forma pura, non lavorata, ricca di teobromina, magnesio e antiossidanti.
Queste sostanze:
• stimolano il sistema nervoso in modo delicato, senza agitare.
• aumentano il flusso sanguigno e la chiarezza mentale.
• rilassano il corpo e favoriscono uno stato di apertura emotiva”.
3. Qual è il ruolo del cacao in questo tipo di cerimonie? Mi piacerebbe sapere da te quali sono le caratteristiche che rendono questa pianta così adatta a questa cerimonia.
“Il cacao è una pianta maestra, e come tutte le piante maestre lavora in modo sottile ma potentissimo.
Nelle cerimonie, il suo ruolo non è tanto quello di “provocare” qualcosa, ma di aprire il cuore, sciogliere le barriere interiori e mettere la persona in uno stato di presenza, ricettività e connessione.
A livello energetico, lavora proprio sul centro del cuore, Anahata chakra, portando dolcezza, calore e fiducia.
Non è una pianta che ti travolge, è una medicina che accoglie. Ti accompagna come una madre amorevole: non ti dice cosa fare, ma crea lo spazio perché tu possa sentire, ricordare, riconnetterti con la tua verità.
Ha anche una forte componente intuitiva. Il cacao non parla alla mente logica, ma al corpo, all’anima.
E per questo è così adatto alle cerimonie: perché rende il campo più sottile, rende più facile entrare in uno stato meditativo, creativo, profondo.
È una pianta del cuore, della visione e della guarigione. E nella sua semplicità custodisce una potenza ancestrale”.
4. Quali sono le principali sensazioni emotive e spirituali che chi partecipa alla tua cerimonia può aspettarsi?
“Ogni cerimonia è diversa, perché ognuno entra in contatto con il cacao in base al momento che sta vivendo, alla propria apertura, alla propria storia.
Ma ci sono alcune sensazioni che tornano spesso, una è il senso di calore e di morbidezza: qualcosa dentro si scioglie.
È come se il cacao ammorbidisse i bordi, le tensioni invisibili, ci desse una carezza.
Spesso emerge un senso di unità, come se per un istante si spegnesse il rumore di fondo della mente e si accendesse un canale più intuitivo, più sottile. Alcune persone sentono più vicina la propria guida interiore, altre vivono momenti di commozione, gratitudine, ispirazione, o rilasciano emozioni che da tempo chiedevano di uscire.
E poi c’è il silenzio, non il silenzio vuoto, ma quello fertile, sacro, quel tipo di silenzio che arriva quando finalmente non dobbiamo fare nulla, solo esserci.
E in quel silenzio, il cacao lavora: ci ricorda chi siamo, da dove veniamo, e ci riporta a casa”.
5. Puoi descriverci le fasi principali del tuo rituale e perché ciascuna è essenziale?
“Ogni cerimonia che conduco segue un flusso sacro e intimo, pensato per accompagnare i partecipanti in un viaggio di apertura, ascolto e trasformazione.
1. Accoglienza e creazione dello spazio sacro
Questa fase serve a portare consapevolezza e rispetto fin dall’inizio. Invitare a lasciare fuori il mondo esterno, a entrare nel cerchio con il cuore aperto, crea una base di sicurezza e presenza. Lo spazio diventa un contenitore energetico, un rifugio.
2. Intenzione condivisa
Chiedere a ognuno di esprimere o semplicemente sentire la propria intenzione aiuta a focalizzare l’attenzione e a rendere il rito personale e autentico. L’intenzione è come una guida per il viaggio interiore.
3. Preparazione e benedizione del cacao
Il cacao viene offerto come una medicina, e in questa fase si onora la pianta, la terra da cui nasce e le tradizioni che la custodiscono. La benedizione apre il cuore.
4. Assunzione del cacao e momento di silenzio
Bere il cacao lentamente, con consapevolezza, è un atto meditativo. Segue un momento di ascolto silenzioso, in cui il corpo e il cuore iniziano a rispondere alla medicina.
5. Condivisione e guida esperienziale
Attraverso meditazioni guidate, vocalizzazioni, movimenti dolci o visualizzazioni accompagno il gruppo a entrare sempre più in profondità nel proprio vissuto, nei sentimenti, nelle intuizioni.
6. Chiusura e ringraziamenti
È fondamentale chiudere il cerchio con gratitudine: verso la pianta, il gruppo, se stessi. Questa fase favorisce l’integrazione dell’esperienza e il ritorno al quotidiano con un cuore più aperto e una visione più nitida”.
6. C’è stato un evento, una cerimonia in particolare che ricordi, tra le tante che avrai svolto, che in qualche modo ti ha lasciato qualcosa in più rispetto alle altre?
“In realtà, per me ogni cerimonia è un’esperienza unica e preziosa. Ogni volta che conduco un rito con il cacao, si crea uno spazio diverso, con energie, persone e storie che rendono quell’incontro speciale a modo suo.
Non ho una cerimonia preferita perché è proprio questa varietà, questa unicità di ogni momento a insegnarmi e a lasciarmi qualcosa di nuovo ogni volta.
Il cacao apre sempre porte diverse, e io sono grata per questo”.
7. Che consiglio daresti a chi si approccerà per la prima volta al Kalemana a una cerimonia del cacao? Quale atteggiamento è più utile per vivere davvero tutto ciò che offre?
“Il mio consiglio per chi partecipa per la prima volta a una cerimonia del cacao è di arrivare con il cuore aperto e senza aspettative.
Lasciati andare, ascolta con presenza e fiducia.
Il cacao apre spazi profondi solo se gli permetti di agire senza porre resistenza”.

